Acquisti di cui ci si pente 2026: le 6 categorie catalogate

Quasi tutti abbiamo, da qualche parte in casa, un ripiano che racconta la stessa storia: la gelatiera usata due volte l’estate scorsa, la maglia comprata online che non è mai stata della taglia giusta, l’attrezzo per gli addominali che ora regge una pila di libri. Non sono acquisti sbagliati per caso. Seguono schemi ricorrenti, tanto ricorrenti che si possono catalogare.
Questo non è un test di laboratorio condotto dalla nostra redazione, ma un’analisi redazionale che mette in fila i dati delle indagini sui consumi, i tassi di reso dell’e-commerce italiano e le rilevazioni sull’uso reale degli elettrodomestici per rispondere a una domanda concreta: quali categorie di acquisti si rivelano più spesso un rimpianto, e come si riconoscono prima di arrivare alla cassa?
Questo articolo è offerto da Arekore, l’assistente di acquisto basato su IA: incolla il link di un prodotto e l’IA analizza in pochi minuti i pattern delle recensioni, le possibili recensioni false e le differenze di prezzo tra i venditori.
TL;DR – il verdetto in breve
- Il rimpianto negli acquisti non è casuale: si concentra in sei categorie ricorrenti, dagli elettrodomestici mono-funzione all’abbigliamento della taglia sbagliata.
- I dati sull’uso reale sono impietosi: rilevazioni sociologiche britanniche riprese da più testate di settore stimano che un elettrodomestico su tre in casa venga usato non più di sei volte l’anno, e uno su dieci resti del tutto inutilizzato (dato indicativo, di cui non abbiamo la fonte primaria originale).
- L’abbigliamento è la categoria regina dei resi in Italia (circa il 16%, seguita dalle calzature al 14%, secondo analisi di settore sul fashion e-commerce), e la taglia sbagliata ne è la causa principale.
- La maggior parte del pentimento nasce da acquisti d’impulso in saldo: comprare “perché costa poco” è il singolo predittore più forte del rimpianto.
- Esiste un test pratico in quattro domande — e una regola delle 48 ore — che filtra la gran parte degli acquisti destinati a impolverarsi.
Metodologia
Questa analisi sintetizza tre tipi di fonti. In primo luogo, i dati di mercato e sui resi dell’e-commerce italiano: Netcomm Delivery Index 2025, report idealo 2026 e rilevazioni ISTAT sulle categorie più vendute online. In secondo luogo, le indagini sull’uso reale degli elettrodomestici, tra cui l’inchiesta di Altroconsumo su oltre 10.000 consumatori riguardo ai piccoli elettrodomestici e i dati citati da Il Sole 24 Ore e da testate specializzate come Tom’s Hardware Italia. In terzo luogo, la letteratura internazionale sul buyer’s remorse (sondaggi Slickdeals, Ipsos, Finder) per inquadrare i pattern psicologici. Non abbiamo testato personalmente i prodotti citati: le raccomandazioni di prodotto in fondo servono come esempi di categorie che, secondo le recensioni aggregate, tendono a sopravvivere al test del rimpianto. Tutti i valori d’uso sono indicativi e servono a illustrare ordini di grandezza, non misurazioni proprie.
Le sei categorie del rimpianto

Incrociando le fonti emerge uno schema sorprendentemente stabile. Il pentimento non si distribuisce a caso su tutti gli acquisti: si concentra in sei famiglie ben definite.
1. Elettrodomestici mono-funzione
È la categoria più densa di rimpianti. Gelatiere, yogurtiere, macchine per la pasta, cuociuova, spremiagrumi elettrici, macchine per il pane: apparecchi comprati con entusiasmo per una singola preparazione, usati con entusiasmo le prime volte e poi confinati in un pensile alto. Altroconsumo, nella sua inchiesta su oltre 10.000 consumatori, individua come piccoli elettrodomestici davvero essenziali soltanto tre: l’aspirapolvere, il ferro da stiro e il forno a microonde. Tutto il resto è, per la maggior parte delle case, opzionale — e spesso rimpianto.
Il meccanismo psicologico è quello che si potrebbe chiamare “acquisto della versione ideale di sé”: si compra la gelatiera immaginando l’estate in cui si preparerà il gelato ogni domenica, non l’estate reale in cui il tempo scarseggia e il gusto artigianale del bar è a due passi.
2. Acquisti d’impulso in saldo
Il singolo predittore più forte del rimpianto, secondo i sondaggi internazionali, non è il tipo di prodotto ma il contesto d’acquisto: la promozione. Nei sondaggi statunitensi condotti da Slickdeals e Finder, la maggioranza di chi ha comprato qualcosa in saldo dichiara poi di essersene pentito, e la ragione più citata è disarmante: “non ne avevo davvero bisogno”. Lo sconto crea un’urgenza artificiale che scavalca la domanda fondamentale — lo comprerei a prezzo pieno? Eventi come il Prime Day o il Black Friday amplificano l’effetto: si finisce per misurare il valore in “quanto ho risparmiato” invece che in “quanto lo userò”.
3. Abbigliamento della taglia sbagliata
L’abbigliamento è la categoria più soggetta a resi nell’e-commerce italiano — intorno al 16%, seguita dalle calzature al 14%, secondo le analisi di settore sul fashion e-commerce (Shopify, ShippyPro); il tasso medio di reso complessivo in Italia resta invece contenuto, tra il 5,7% e il 5,9%, secondo il Netcomm Delivery Index 2025. E la causa dominante è la taglia: le analisi di settore attribuiscono a misure errate la maggioranza netta dei resi di moda. Il problema è che il reso non sempre avviene: una parte dei capi della taglia sbagliata non torna indietro per pigrizia o per scadenza dei termini, e resta nell’armadio con l’etichetta attaccata. È il rimpianto “silenzioso”, quello che non compare nemmeno nelle statistiche sui resi.
4. Attrezzi per hobby (poi) abbandonati
Cyclette, tapis roulant, chitarre, macchine fotografiche semi-professionali, kit per il fai-da-te: acquisti costosi legati a un hobby che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto diventare un’abitudine. I sondaggi sul buyer’s remorse collocano stabilmente hobby e attrezzatura sportiva tra le categorie più rimpiante, proprio per la combinazione di prezzo elevato e uso che si spegne dopo poche settimane. L’attrezzo non è difettoso: è l’abitudine a non essersi consolidata.
5. La versione premium non necessaria
Non è sempre l’oggetto sbagliato: a volte è la versione sbagliata dello stesso oggetto. Il robot da cucina che sostituisce quattordici apparecchi ma di cui si usano tre funzioni; lo smartphone top di gamma quando servirebbe una fascia media; l’elettrodomestico con dieci programmi di cui se ne premono sempre due. Qui il rimpianto non è “non lo uso”, ma “ho pagato il doppio per capacità che non sfrutto”.
6. I doppioni di ciò che già si ha
L’ultima categoria è la più banale e la più diffusa: comprare qualcosa di cui esiste già una versione funzionante in casa. Una seconda padella antiaderente, l’ennesimo cavo di ricarica, un capo quasi identico a uno già posseduto. Nei sondaggi, “non ne avevo davvero bisogno” è la motivazione numero uno del pentimento, e i doppioni ne sono l’espressione più pura.
Quanto si usa davvero: il dato che smonta l’entusiasmo

Il cuore del problema è la distanza tra l’uso immaginato al momento dell’acquisto e l’uso reale nei mesi successivi. Un dato ricorrente nella stampa di settore, di origine britannica e ripreso da più testate, stima che un elettrodomestico su tre venga usato non più di sei volte l’anno e che uno su dieci resti completamente inutilizzato: non ne abbiamo reperito la fonte primaria originale, per cui va letto come ordine di grandezza indicativo, non come misurazione verificata. È però coerente con l’inchiesta di Altroconsumo su oltre 10.000 consumatori, secondo cui i piccoli elettrodomestici davvero essenziali sono solo tre.
Non tutti gli acquisti “di tendenza” sono però destinati al ripostiglio. Il caso della friggitrice ad aria è istruttivo proprio perché è l’eccezione: spinta da TikTok e da un vero boom di vendite in tutta Europa, Italia compresa, per molte famiglie è diventata un apparecchio a uso quasi quotidiano — ma solo per chi cucina già e la usa al posto del forno, non in aggiunta. Quando sostituisce un’abitudine esistente, sopravvive al test del rimpianto. Quando si aggiunge a un cassetto già pieno, lo ingrossa. La differenza, come si vede, non è nell’oggetto ma nel comportamento.
| Tipo di acquisto | Uso annuo indicativo | Rischio di rimpianto |
|---|---|---|
| Aspirapolvere / ferro da stiro | Settimanale o più | Basso |
| Friggitrice ad aria (se sostituisce il forno) | Molto frequente | Basso |
| Robot da cucina multifunzione | Variabile | Medio (dipende dalle funzioni usate) |
| Attrezzo fitness da casa | Poche volte al mese, in calo | Alto |
| Gelatiera / yogurtiera / cuociuova | 2-5 volte l’anno | Molto alto |
| Gadget da cucina di nicchia | 1-2 volte l’anno | Molto alto |
Valori indicativi, sintesi di indagini d’uso e recensioni aggregate; non misurazioni proprie.
Il test in quattro domande: comprare o rinunciare?

La buona notizia è che il rimpianto è in larga parte prevedibile, e quindi evitabile. Prima di un acquisto non essenziale, quattro domande filtrano la maggior parte dei futuri “peccati di scaffale”:
- Lo userei almeno una volta a settimana? Se la risposta onesta è “no”, si entra nella zona a rischio degli oggetti a uso saltuario.
- Fa qualcosa che non faccio già con qualcos’altro? Se un apparecchio duplica una funzione che possiedo, è un doppione travestito.
- Ho lo spazio per riporlo senza fatica? Un oggetto scomodo da tirare fuori è un oggetto che non si userà.
- Lo ricomprerei a prezzo pieno, senza lo sconto? Se la risposta è no, non è il prodotto a interessarmi: è la promozione.
A queste si aggiunge la regola più semplice di tutte, particolarmente efficace contro gli acquisti d’impulso: la regola delle 48 ore. Di fronte a un acquisto non pianificato, si mette l’articolo nel carrello e si aspetta due giorni. Se dopo 48 ore lo si vuole ancora con la stessa intensità, probabilmente è un bisogno reale. Nella maggioranza dei casi, l’urgenza evapora — e con essa il futuro rimpianto.
Le eccezioni: acquisti che sopravvivono al test
Catalogare i rimpianti non significa scoraggiare ogni acquisto. Al contrario: gli oggetti che vengono usati spesso e a lungo sono, a conti fatti, quelli che offrono il miglior rapporto qualità-uso. Di seguito alcune categorie che, secondo le recensioni aggregate su amazon.it e i test di terze parti, tendono a superare il test del rimpianto — a patto che rispondano a un’esigenza reale. I prezzi sono indicativi al momento della stesura (luglio 2026); conviene sempre verificarli, ad esempio incrociandoli con idealo.it.
Friggitrice ad aria, ma solo se sostituisce il forno
Come visto, è l’apparecchio “di tendenza” con il tasso d’uso più alto — purché rimpiazzi un’abitudine esistente. Tom’s Hardware Italia colloca stabilmente i modelli Ninja e COSORI ai vertici delle sue guide. I modelli a doppio cestello permettono di cucinare due pietanze insieme, il vero motivo per cui vengono usati di continuo invece di finire in cantina.
Ninja Double Stack XL (SL400EU) — friggitrice ad aria a doppio cestello impilato
Capacità totale 9,5 litri con due cestelli e due ripiani; pensata per chi cucina per tutta la famiglia. Prezzo indicativo intorno ai 200-230 € al momento della stesura.
COSORI Dual Blaze 10 L (7-in-1, doppio cestello)
Doppia resistenza che evita di girare gli alimenti; capacità da 10 litri adatta a 4-8 persone. Prezzo indicativo intorno ai 150-180 € al momento della stesura.
COSORI Turbo Blaze 6 L — modello compatto
Formato più contenuto (6 litri) con motore DC e nove funzioni: la scelta per chi ha poco spazio ma vuole comunque un uso quotidiano. Prezzo indicativo intorno ai 110-140 € al momento della stesura.
Macchina del caffè: se sostituisce il bar quotidiano
Nella categoria “premium non necessaria” rientrano molte macchine super-automatiche costose comprate e poi sottoutilizzate. Ma per chi beve caffè ogni giorno e vuole ridurre le uscite al bar, una macchina manuale d’ingresso di un marchio consolidato come De’Longhi è tra gli acquisti che si ripagano nell’uso — senza pagare per funzioni che non si useranno.
De’Longhi EC201.CD.B — macchina per espresso manuale
Modello manuale d’ingresso per caffè in polvere o cialde E.S.E., con montalatte manuale e serbatoio removibile da 1,1 litri. Prezzo indicativo intorno ai 90-110 € al momento della stesura.
Limiti dell’analisi
Questa è un’analisi redazionale, non una prova pratica. Diversi limiti vanno dichiarati apertamente. Primo: i dati sulla frequenza d’uso sono indicativi e derivano da indagini sui consumi e da recensioni aggregate, non da misurazioni condotte dalla nostra redazione; servono a illustrare ordini di grandezza. Secondo: alcuni sondaggi sul buyer’s remorse sono di origine statunitense e i comportamenti d’acquisto italiani possono differire, motivo per cui li abbiamo affiancati a fonti italiane (Netcomm, ISTAT, Altroconsumo, idealo). Terzo: il “rimpianto” è per definizione soggettivo — ciò che per una persona è un doppione inutile per un’altra è uno strumento di lavoro quotidiano. Quarto: i prezzi indicati sono soggetti a forti oscillazioni, specie durante gli eventi promozionali, e vanno sempre riverificati. Le categorie di prodotto citate come “eccezioni” sono esempi illustrativi, non l’esito di un test comparativo tra tutti i modelli sul mercato.
Raccomandazione editoriale
Il rimpianto negli acquisti non è una questione di forza di volontà, ma di schemi prevedibili. Le sei categorie — mono-funzione, impulso in saldo, taglia sbagliata, hobby abbandonati, premium superfluo, doppioni — coprono la stragrande maggioranza degli oggetti che finiscono per impolverarsi. Riconoscerle prima di pagare, con il test in quattro domande e la regola delle 48 ore, è l’unico vero antidoto. E quando l’acquisto ha senso, la scelta migliore resta quella che sostituisce un’abitudine esistente invece di aggiungersi al cassetto già pieno.
Fare questa verifica su ogni singolo prodotto — controllare recensioni reali, prezzi storici e reale utilità — richiede tempo. È esattamente ciò per cui è nato Arekore: incolli il link di un prodotto e l’assistente IA analizza in pochi minuti i pattern delle recensioni, le possibili recensioni gonfiate e le differenze di prezzo tra i venditori. Un modo per trasformare l’acquisto d’impulso in una decisione informata — in cinque minuti invece che in un pomeriggio.
Fonti: Netcomm Delivery Index 2025 (tasso medio di reso e-commerce Italia, 5,7-5,9%); analisi di settore sul fashion e-commerce (Shopify, ShippyPro) per i tassi di reso per categoria; Report idealo 2026 sull’e-commerce italiano; ISTAT (categorie più vendute online); Altroconsumo (inchiesta sui piccoli elettrodomestici, oltre 10.000 consumatori); Il Sole 24 Ore (friggitrici ad aria e robot da cucina); Tom’s Hardware Italia (guide alle migliori friggitrici ad aria); sondaggi sul buyer’s remorse di Slickdeals, Ipsos e Finder; schede prodotto e recensioni aggregate amazon.it. Prezzi indicativi al momento della stesura (luglio 2026).